"Tutto cambia al di là di queste mura.
Qui invece tutto resta uguale, cristallizzato. Siamo un baco che mai si trasformerà in farfalla"

giovedì 18 febbraio 2016

Lejla e Hamid a Recco!

Lejla e Hamid incontrano i lettori a Recco (GE), sabato 27 febbraio alle 17.00.
Non mancate!

mercoledì 3 febbraio 2016

Lejla e Hamid a Imperia

Lejla e Hamid incontrano gli amici di Imperia (Circolo ARCI, via Bastioni di Mezzo 6).
Per chi vuole ci si vede alle 20.00 per una cena in compagnia, altrimenti alle 21.00 per la presentazione.
Con sorprese musicali di Yuri Veloso!

mercoledì 27 gennaio 2016

La memoria selettiva

Primo Levi domandava a chi se ne stava comodamente seduto nella propria casa se poteva considerarsi uomo l'ebreo rinchiuso dai nazisti nei campi di concentramento. Io domando se può considerarsi uomo il palestinese ucciso dagli israeliani (oltre 50.000), l'armeno ucciso dai turchi (1.500.000), il tutsi ucciso dall'hutu (800.000), l'ucraino ucciso dal sovietico (7.000.000), il cambogiano ucciso dai Khmer Rossi (1.800.000), l'haitiano ucciso dal dominicano (20.000), il nativo americano ucciso dai coloni europei (4.000.000)... e l'elenco purtroppo potrebbe continuare a lungo. Domando, allora, perché non istituire una giornata della memoria in cui si ricordino, oltre all'olocausto, tutti i genocidi, i massacri, le pulizie etniche e religiose, tutti gli orrori che gli uomini hanno compiuto su altri uomini?

giovedì 14 gennaio 2016

Violenza e ipocrisia

Mi chiamo Sarah Collins e per il mio Paese, l'Irlanda, domani sarò un'assassina. Ma io domani non sarò più qui. Un ultimo sguardo alla banchina, al via vai di persone che affollano il porto di Cork, alla nebbia che onnivora sale dall'oceano e inghiottisce tutto ciò che incontra sul suo cammino. Mi tiro su la zip della felpa, fino al colletto, l'aria salmastra non fa sconti e punge irriverente la pelle del viso. Poi mi volto a osservare il blu intenso del mare aperto. Alle spalle la mia terra che tanto amo e tanto ho amato. La famiglia, gli amici, le serate al pub, i giri in bicicletta per la verde brughiera. Ma non vi preoccupate, non è un addio, ci rivedremo presto. Il tempo di sdraiarmi su un lettino di una sala operatoria e farmi restituire la vita. E i miei sogni. Quale diritto avete per decidere del mio futuro? Per impedirmi di laurearmi? Ho diciannove anni. Cazzo solo diciannove anni! Un fumo denso e nero sale dalla ciminiera, la nave si stacca lentamente dal molo. Per la prima volta negli ultimi due mesi mi sento leggera. Ho voglia di gridare, ho voglia di cantare, ho voglia di ridere. Rido. E piango. Di gioia, di rabbia. Penso a quello che ho ascoltato negli ultimi giorni sui fatti di Colonia. Tutti pronti a condannare le aggressioni, i tentativi di violenza sessuale. Tutti a scagliarsi contro quelle bestie ingrate. Noi li accogliamo nei nostri Paesi e loro ci violentano le nostre donne. Barbari! Musulmani, maschilisti, incivili. Che tristezza! Quanta ipocrisia! Dove eravate, voi "benpensanti", due mesi fa? Perché non siete accorsi quando mi ha sbattuto per terra, quando mi ha strappato la camicetta, quando mi ha colpito sul viso facendomi perdere i sensi? Ma soprattutto, perché non avete gridato allo scandalo, non avete messo nessun titolo in prima pagina sui giornali, non avete dato la notizia in apertura di telegiornale? Forse perché lui era cattolico? Perché aveva i capelli rossi? Perché la sua pelle era candida come il latte e ricoperta di lentiggini? Mi fate vomitare, tutti quanti. Mi fa schifo la vostra neonata sensibilità che usate per mascherare il vostro becero razzismo. La violenza sulle donne c'è da sempre, ma a voi non ve n'è mai importato nulla. Non usate il mio nome e il mio corpo per chiudere le frontiere, per respingere persone che non chiedono altro che diritti e dignità. Le stesse cose che chiedo io e che l'ottavo emendamento della nostra costituzione mi nega. La vita delle donne vale quanto quella dell'essere che sta nascendo dentro di loro. Anzi, meno. Non importa se il feto è malato e i rischi di morte alla nascita sono elevati. Non importa se sei stata violentata. Tu, donna, non vali niente. Non hai voce in capitolo. Non ci interessa quello che provi, ciò che desideri. Quattordici anni di prigione. È quanto rischierei se decidessi di abortire illegalmente in Irlanda. Più di quanti ne daranno al mio stupratore. Dov'è l'umanità che sgorga a fiotti dalle vostre bocche in questi giorni, così solerti nel giudicare e nel condannare le violenze di Colonia? Ve ne avanza un pochino anche per me? Non c'è bisogno che andiate così lontano, guardatevi intorno. Le strade di Dublino sono piene di violenza. Le case degli irlandesi anche. Non affannatevi per provare empatia per le donne tedesche. Le avete anche voi le vostre vittime da santificare, sempre che ne abbiate voglia. Si chiamano Katie, Liza, Sarah. Sono la maestra di vostro figlio, la verduraia all'angolo, l'impiegata all'ufficio anagrafe. E gli stupratori si chiamano Paul, John, Willy. Sono irish fino al midollo. Bevono Guiness e Murphy's. Ascoltano gli U2 e i Pogues. E in Spagna si chiamano Pedro, José, Miguel. In Italia, Pietro, Carlo, Salvatore. Non ve ne siete mai accorti perché avete sempre chiuso gli occhi, perché vi faceva comodo non accorgervene. Perché vi siete tappati le orecchie di fronte al nostro grido di aiuto. Ebbene, sappiate che eravate e siete tuttora complici. Ma sappiate anche che non è mai troppo tardi, che potete aprire gli occhi e accompagnarci in questa lotta. Se saremo in tanti non potranno ignorarci. Se marceremo uniti saranno costretti ad ascoltarci. Basta silenzio. Basta ipocrisia. Se non per noi e per voi, fatelo per i vostri figli, per farli crescere in un mondo migliore. Fatelo per mio figlio. Quello che avrò quando ne sentirò il desiderio, con un padre che sceglierò io, non uno sconosciuto imposto dalla legge.

mercoledì 2 dicembre 2015

L&H Winter Tour 2015

Dopo un novembre tranquillo, Lejla e Hamid si rimettono in viaggio per incontrare i lettori. Sarà un dicembre ricco di appuntamenti! Camogli, Genova, Stoccarda...

mercoledì 28 ottobre 2015

Mr Coltan

Entro nei bagni dell'aeroporto e mi guardo allo specchio, come faccio ogni volta che torno a Londra. Non c'è traccia di Africa sul mio volto. Meglio così, non c'è niente di quello che vedo e che sento durante i miei viaggi che vorrei mi restasse addosso. Vero, c'è la coscienza, ma quella è da tempo che non si sporca più, da quando sono riuscito a convincere me stesso che in fondo sto svolgendo solo il mio lavoro, quello che mi viene chiesto di fare e per cui sono pagato. E vaffanculo i bimbi soldato, gli stupri e gli 8 milioni di morti degli ultimi 20 anni nel Kivu. Con certe cose io non c'entro nulla. A me interessa solo il prezzo del coltan.
Prendo il cellulare, lo rigiro tra le mani. È anche grazie all'azienda per cui lavoro che adesso la batteria di questi aggeggi dura così tanto. Il tantalio fa miracoli. E noi i soldi. La prossima settimana ci sarà una festa. Siamo entrati a far parte delle cinquanta economie più importanti al mondo, abbiamo superato il PIL del Cile e l'anno prossimo, se il mercato regge, ci metteremo alle spalle anche la Finlandia.
Non so se chiamare Beth e dirle che sono arrivato. No, le farò una sorpresa. Le porterò dei fiori, a lei piacciono tanto. Anche se non ho mai capito il suo entusiasmo, li mette in un vaso e poi li fa marcire, non cambia l'acqua nemmeno una volta. Sono stanco, ho bisogno di riposare. Non vedo l'ora di arrivare a casa e abbandonarmi sul divano, sorseggiando il tè. Mette a scaldare l'acqua appena entro in casa. Povera, è sempre così premurosa. Se sapesse che ogni volta che arrivo in albergo a Kigali mi fanno trovare un paio di ragazze in stanza. Così ti ambienti e ti rilassi, mi disse la prima volta Mbeku, il mio contatto in Rwanda. Penso ci rimarrebbe male, ma poi se ne farebbe una ragione. In fondo anche lei sa che tra noi c'è grande affetto, ma la passione è sopita  ormai da tempo. Con quelle ragazze ci faccio sesso, che con Beth ormai lo si fa una volta al mese se va bene, ma tutto finisce lì, in quella stanza d'albergo. Mezz'oretta di divertimento, che male c'è.
 
Due giorni dopo
 
Ieri sera ne ho parlato con Paul al pub e lui mi ha chiesto come avrei reagito se Beth si fosse divertita un po' durante le mie assenze. Solo un po' di sesso, nulla di più. Mi sono scolato mezza pinta prima di rispondere. Guarda, gli ho detto, non riesco proprio a immaginare Beth che fa sesso con qualcun altro, ancor meno per divertimento, ma se ciò dovesse succedere mi incazzerei come una bestia. Ecco, ogni tanto parlare con gli amici fa bene, ti aiuta a riflettere. Stamattina ho scritto a Mbeku: niente ragazze il prossimo viaggio. Un po' mi dispiace, sarà tutto più noioso, ma in fondo Paul ha ragione. Beth mi vuole bene davvero, non si merita che la tradisca. Ho già deciso cosa le porterò dal mio prossimo viaggio. In un mercato di Bukavu c'è un tizio che vende fiori intarsiati nel legno. Sono belli, le piaceranno. E non hanno bisogno che gli si cambi l'acqua.

martedì 20 ottobre 2015

Lejla e Hamid tornano a Genova

Su Lejla e Hamid questa volta splende il sole!
Vi aspettano alla libreria I Limoni venerdì 23 ottobre alle 18.30.
Con rinfresco finale :)
 

mercoledì 14 ottobre 2015

giovedì 8 ottobre 2015

Disintegrazione sociale

Ha ragione Hamid quando dice:
"Voi italiani non vi interessate molto a noi stranieri. Noi sappiamo tutto delle vostre vite, dei vostri gusti, delle vostre abitudini, voi invece non sapete niente di noi. Cercate sempre di stare lontani, dite che non vogliamo integrarci, ma in realtà chi ha paura di integrarsi siete voi".
È vero, sappiamo poco o nulla delle persone che tentano di raggiungere l'Europa, come se le loro vite iniziassero sui barconi tra le onde del Mediterraneo. Da cosa fuggono? Perché? C'è una guerra nel loro paese? Le persone possono studiare? Hanno da mangiare? C'è libertà di espressione? Nel loro paese c'è una democrazia o una dittatura?
Eppure nei loro confronti abbiamo delle responsabilità storiche, politiche, climatiche che non possiamo eludere.
Diciamo che è anche un po' colpa nostra se negli ultimi 25 anni nel Mediterraneo sono affogate 25.000 persone. Numero ricorrente il 25. Sono infatti 25 i miliardi di € spesi dal 2000 ad oggi per la detenzione e il respingimento dei migranti, con scarsi risultati. Onestamente, un fallimento totale. Del resto i migranti ci sono sempre stati (noi italiani deteniamo il record mondiale) e sempre ci saranno. E non potrebbe essere altrimenti, visto lo squilibrio tra le condizioni di vita esistenti tra i paesi di partenza e quelli di destinazione e la sempre maggiore concentrazione del potere economico e finanziario nel “Nord”.

Purtroppo la situazione non migliora. Il 2016 produrrà il record della disuguaglianza economica mondiale, con l’1% della popolazione più ricca dell’altro 99%.
L’Unione Europea pochi mesi fa non è riuscita a mettersi d’accordo per redistribuire nei 28 paesi membri 40.000 rifugiati in due anni: 40.000! Nel 2013, Pakistan, Iran, Libano, Giordania, Turchia, Kenya, Ciad, Etiopia (8 Paesi, non certo più ricchi degli stati europei), da soli, ne hanno accolti circa 5 milioni e mezzo.
Non solo. Dai media ci è stato presentato come un esodo straordinario, un'invasione, con l'unico risultato di fomentare, se mai ce ne fosse bisogno, la xenofobia.
Perché non ci hanno detto che l’anno scorso gli italiani che sono emigrati sono stati in numero maggiore degli stranieri che sono giunti nel nostro paese?
Perché non ci hanno detto che, oltre a chi fugge da fame e miseria, ci sono stranieri che creano posti di lavoro? Che se guardiamo ai cognomi di titolari di nuove aziende registrate in Lombardia nel 2015, ai primi 4 posti troviamo cognomi stranieri?
Forse perché è più facile alimentare la paura nei confronti del "diverso" che lavorare per un cambiamento culturale che vada verso una reale integrazione.
Come ci ricordano Gordon Neufeld e Gabor Maté, l'integrazione sociale è molto più che il semplice stare insieme o andare d'accordo; la vera integrazione sociale richiede non solo di sapersi unire agli altri, ma di saperlo fare senza perdere la propria individualità e la propria identità.
In Italia, purtroppo, abbiamo ancora molta strada da fare.

martedì 29 settembre 2015

Presentazione di "Lejla e Hamid" - Genova 2/10/2015

Vi aspetto venerdì 2 ottobre alle 18.30 alla libreria I Limoni, a Genova in via Albaro 17r.
Con rinfresco finale!
***
Fissò i suoi occhi in quelli di lei, come aveva fatto innumerevoli volte nell’arco degli ultimi due mesi, con la speranza di riuscire finalmente a scovare quel segreto che mai gli era stato svelato ma che era certo contenesse la chiave per spiegare il mutamento avvenuto in Lejla. Anche questa volta però i suoi sforzi si infransero contro una barriera impenetrabile.
Per la prima volta Hamid ebbe l’impressione che Lejla non si sarebbe più rialzata, non sarebbe mai più tornata ad essere la persona che era prima.


Da "Lejla e Hamid"