"Tutto cambia al di là di queste mura.
Qui invece tutto resta uguale, cristallizzato. Siamo un baco che mai si trasformerà in farfalla"

mercoledì 4 maggio 2016

Video-Intervista su Radio delle Donne

Dopo cena piacevole e rilassante con chiacchierata su Lejla e Hamid con l'amica giornalista Monica Lanfranco:

Video-Intervista pubblicata su Radio delle Donne, il primo podcast femminista italiano:

venerdì 22 aprile 2016

Pensioni

La dichiarazione del presidente dell'Inps che prevede un'età pensionabile di 75 anni per le nuove generazioni dovrebbe far preoccupare parecchio. Ma come in ogni situazione, se da un lato c'è chi ci rimette, dall'altro c'è qualcuno che si frega le mani. Banche e compagnie assicurative che offrono pensioni integrative non possono che rallegrarsi del fatto che la gente andrà in pensione sempre più tardi. Per loro infatti significa più introiti (contributi versati per più anni) e meno uscite (pensione pagata per meno anni).
Un motivo in più per rifiutare la "truffa" del vitalizio integrativo, il cui ammontare dipende sì dai soldi versati, ma se consideriamo una cifra ragionevole di 50.000 euro, risulterà di qualche centinaio di euro al mese (nessuno si sbilancerà dicendovi una cifra precisa, ma l'ordine di grandezza è quello). In pratica come vitalizio verrà data una cifra pari, euro più o euro meno, agli interessi annui sulla cifra totale versata. Con una differenza sostanziale: quei soldi non appartengono più a chi li ha versati, ma sono di proprietà dell'ente finanziario, che ne disporrà interamente alla morte del titolare della pensione integrativa.
Visto il futuro oscuro delle pensioni, mettere da parte un po' di soldi ogni anno, per chi se lo può permettere, è certamente una scelta saggia. Bisognerebbe però evitare di stipulare un vitalizio integrativo. In questo modo, una volta raggiunta l'età della pensione, basterebbero gli interessi annui sulla cifra risparmiata per ottenere l'equivalente della pensione integrativa, con la libertà di potere in qualunque momento utilizzare i soldi come meglio si crede. Spenderseli tutti, per esempio, se ti dicono che ti restano pochi mesi di vita (anche senza aspettare di andare in pensione!), oppure decidere di lasciarli ai propri figli, ai quali invece non spetterebbe nulla se quegli stessi soldi fossero stati investiti in una pensione integrativa. Morto il pensionato, volatilizzati tutti i soldi versati (per gli eredi, non per le banche!).
In un paese in cui esistono pensioni d'oro, baby-pensioni e pensioni da fame, possibile che non si riescano a concepire delle pensioni normali?
Vero è che il paese invecchia, la gente vive di più (ma si ammala prima!), il tasso di natalità è prossimo allo zero. Un po' ci salvano gli stranieri, che figli ne fanno più di noi, e che in molti casi versano contributi che oggi finanziano lo stato sociale e che mai verranno recuperati da coloro che li hanno versati, perché in molti casi non ci sono convenzioni tra l'Italia e i paesi di origine.
Altro aspetto preoccupante dell'invecchiamento della popolazione è che un paese di ultrasettantenni chiederà sempre più di costruire ospizi invece che asili nido, di investire in certi settori e non in altri (e voterà chi glielo prometterà). Le nuove generazioni saranno sempre meno tutelate e coloro che sono stati la prima generazione a stare peggio dei propri genitori (i quarantenni di oggi), non potranno essere il salvagente a cui i figli potranno aggrapparsi per non sprofondare un domani nell'indigenza.
In nome della flessibilità è stata sacrificata negli ultimi vent'anni gran parte dei diritti acquisiti in ambito lavorativo, in una spirale al ribasso in cui raramente sono stati toccati i privilegi, da cui invece avrebbe avuto senso partire.
Eppure, ammesso e non concesso che la flessibilità fosse la via da percorrere, sarebbe bastato guardarsi intorno per provare a metterla in pratica senza radere al suolo mezzo secolo di lotte sindacali. Il modello danese che associa flessibilità a sicurezza (flexicurity) è lontano anni luce. In Italia si sono scordati della seconda o, meglio detto, l'hanno trasportata dal lavoro ad altri ambiti. La sicurezza di non poter ottenere un mutuo, di non poter mettere al mondo tanti figli, di non riuscire a programmare un futuro, di non potersi prendere cura della propria salute come si vorrebbe, di andare in pensione quando si sarà troppo vecchi per godersela. Tutte sicurezze di cui la gente avrebbe fatto volentieri a meno.

giovedì 14 aprile 2016

Referendum

Il 17 aprile ci sarà un referendum, uno dei pochi momenti rimasti in cui i cittadini possono davvero dire la loro. Non sprechiamo l'occasione e andiamo a votare. Sul tema del referendum ripropongo un breve racconto scritto un anno fa, ma quanto mai attuale.

Trivelle 

Si sono incontrati a Maratea.
Giulia è in vacanza con la famiglia. L'ultima tutti insieme, ha detto ai suoi prima di partire. Antonio fa la stagione come bagnino. Lei bionda naturale. Lui tutto scuro, capelli, occhi, carnagione, come se da bambino si fosse rotolato nella fuliggine per sfuggire a Crudelia De Mon. Lei sempre truccata per coprire qualche brufolo impertinente che tarda a sparire dal viso. Lui in canottiera per sfoggiare il fisico muscoloso, modellato dal lavoro nei campi con il padre.
Ogni sera Giulia aspetta che Antonio finisca di richiudere gli ombrelloni e le sdraio e poi si incamminano mano nella mano lungo la spiaggia, alla ricerca di un posto tranquillo da cui godersi il tramonto, tra un bacio e l'altro.
Lui della Verona di lei sa poco o nulla. Che sia la città di Romeo e Giulietta sì, che la storia l'abbia scritta Shakespeare invece no.
Giulia confessa ad Antonio che a scuola, quando la interrogavano di geografia, sperava sempre che non le chiedessero le province della Basilicata, perché proprio non riusciva a ricordarsele. E che solo dopo aver visto "Basilicata coast to coast" ha realizzato che è bagnata sia dal Tirreno che dallo Ionio. Che i Sassi di Matera non siano pietre, invece, quello l'ha sempre saputo.
E delle trivelle sai qualcosa? Le domanda Antonio una notte in cui osservano il riflesso bianco della luna sulla superficie nera del mare.
Giulia scuote appena la testa.
E così viene a sapere del petrolio sotto le montagne, il più grande giacimento in terraferma d'Europa, e scopre i piani del governo per trasformare in gruviera il terreno di quella splendida regione. Pozzi di interesse strategico nazionale e di pubblica utilità. La possibilità concreta che si passi da un 35% di territorio interessato dalle attività petrolifere al 64%. Un regalino alle multinazionali da parte di un generoso primo ministro. Opere definite urgenti e indifferibili, in modo da zittire le voci contrarie e arginare le proteste della gente a difesa del proprio territorio e della propria salute. Il petrolio crea posti di lavoro, si sentono dire, pazienza se respirate un po' di idrogeno solforato. L'oro nero fa girare l'economia, non importa se per ottenerne 1 kg si producono 37 kg di rifiuti solidi e liquidi da smaltire. Non è il caso di fare un dramma se le acque della regione sono a rischio inquinamento, vi porteremo quella di altre regioni.
Giulia ascolta, attenta. Stenta a riconoscere il ragazzo che ha conosciuto fino a quel momento, le sembra di avere di fianco un uomo. Antonio si scalda. Lottiamo per difendere la nostra terra e la nostra salute e ci accusano di essere contro il progresso. Ci hanno detto che vogliamo rimanere pecorai, come se fare il contadino o il pastore fosse un disonore. Ho sedici anni, una vita davanti. Voglio viverla tutta, fino in fondo, non voglio che qualcuno me la porti via.
Arriva l'ultima sera della vacanza. A mezzanotte si immergono nudi nell'acqua tiepida, poi si amano sotto le stelle, leccandosi il sale sulla pelle.
Il mattino dopo Giulia e Antonio si salutano, promettendosi di scriversi e telefonarsi, ma entrambi in fondo sanno che ognuno andrà per la sua strada, che la distanza che li separa farà diminuire poco a poco l'intensità di quell'amore estivo.
Il viaggio in macchina fino a Verona è lungo. Giulia guarda fuori dal finestrino. Non ha voglia di tornare a casa. La mente corre ad Antonio e alle loro passeggiate in riva al mare. Quando si fermano all'autogrill per fare benzina, fissa il cartello con il cane a sei zampe che sputa fuoco e ripensa alle trivelle. Meno male che in Veneto non c'è il petrolio, sussurra a se stessa, sarebbero capaci di bucare l'Arena. Poi chiude gli occhi e si addormenta, ripetendo a mente le province della Basilicata.

martedì 29 marzo 2016

Lejla e Hamid a Milano!

Lejla e Hamid vi aspettano a Milano sabato 9 aprile alle 18.00, presso lo Spazio Aperto Multietnico in via Lucca 52 (MM1 Bisceglie). Non mancate!

domenica 6 marzo 2016

Festa della donna 2016: Lejla e Hamid a Bargagli (GE)

In occasione della festa della donna 2016, Lejla e Hamid incontrano i lettori a Bargagli (GE). Domenica 13 marzo alle 17.00 da Rico Ristorante Rosabruna, piazza S.D'Acquisto 1, S.Alberto Bargagli (GE).
La presentazione del libro sarà anche occasione per parlare di violenza sulle donne. Perché il 90% delle violenze non viene denunciato? Perché le vittime, in un paradossale stravolgimento di ruoli, si sentono colpevoli?

giovedì 18 febbraio 2016

Lejla e Hamid a Recco!

Lejla e Hamid incontrano i lettori a Recco (GE), sabato 27 febbraio alle 17.00.
Non mancate!

mercoledì 3 febbraio 2016

Lejla e Hamid a Imperia

Lejla e Hamid incontrano gli amici di Imperia (Circolo ARCI, via Bastioni di Mezzo 6).
Per chi vuole ci si vede alle 20.00 per una cena in compagnia, altrimenti alle 21.00 per la presentazione.
Con sorprese musicali di Yuri Veloso!

mercoledì 27 gennaio 2016

La memoria selettiva

Primo Levi domandava a chi se ne stava comodamente seduto nella propria casa se poteva considerarsi uomo l'ebreo rinchiuso dai nazisti nei campi di concentramento. Io domando se può considerarsi uomo il palestinese ucciso dagli israeliani (oltre 50.000), l'armeno ucciso dai turchi (1.500.000), il tutsi ucciso dall'hutu (800.000), l'ucraino ucciso dal sovietico (7.000.000), il cambogiano ucciso dai Khmer Rossi (1.800.000), l'haitiano ucciso dal dominicano (20.000), il nativo americano ucciso dai coloni europei (4.000.000)... e l'elenco purtroppo potrebbe continuare a lungo. Domando, allora, perché non istituire una giornata della memoria in cui si ricordino, oltre all'olocausto, tutti i genocidi, i massacri, le pulizie etniche e religiose, tutti gli orrori che gli uomini hanno compiuto su altri uomini?

giovedì 14 gennaio 2016

Violenza e ipocrisia

Mi chiamo Sarah Collins e per il mio Paese, l'Irlanda, domani sarò un'assassina. Ma io domani non sarò più qui. Un ultimo sguardo alla banchina, al via vai di persone che affollano il porto di Cork, alla nebbia che onnivora sale dall'oceano e inghiottisce tutto ciò che incontra sul suo cammino. Mi tiro su la zip della felpa, fino al colletto, l'aria salmastra non fa sconti e punge irriverente la pelle del viso. Poi mi volto a osservare il blu intenso del mare aperto. Alle spalle la mia terra che tanto amo e tanto ho amato. La famiglia, gli amici, le serate al pub, i giri in bicicletta per la verde brughiera. Ma non vi preoccupate, non è un addio, ci rivedremo presto. Il tempo di sdraiarmi su un lettino di una sala operatoria e farmi restituire la vita. E i miei sogni. Quale diritto avete per decidere del mio futuro? Per impedirmi di laurearmi? Ho diciannove anni. Cazzo solo diciannove anni! Un fumo denso e nero sale dalla ciminiera, la nave si stacca lentamente dal molo. Per la prima volta negli ultimi due mesi mi sento leggera. Ho voglia di gridare, ho voglia di cantare, ho voglia di ridere. Rido. E piango. Di gioia, di rabbia. Penso a quello che ho ascoltato negli ultimi giorni sui fatti di Colonia. Tutti pronti a condannare le aggressioni, i tentativi di violenza sessuale. Tutti a scagliarsi contro quelle bestie ingrate. Noi li accogliamo nei nostri Paesi e loro ci violentano le nostre donne. Barbari! Musulmani, maschilisti, incivili. Che tristezza! Quanta ipocrisia! Dove eravate, voi "benpensanti", due mesi fa? Perché non siete accorsi quando mi ha sbattuto per terra, quando mi ha strappato la camicetta, quando mi ha colpito sul viso facendomi perdere i sensi? Ma soprattutto, perché non avete gridato allo scandalo, non avete messo nessun titolo in prima pagina sui giornali, non avete dato la notizia in apertura di telegiornale? Forse perché lui era cattolico? Perché aveva i capelli rossi? Perché la sua pelle era candida come il latte e ricoperta di lentiggini? Mi fate vomitare, tutti quanti. Mi fa schifo la vostra neonata sensibilità che usate per mascherare il vostro becero razzismo. La violenza sulle donne c'è da sempre, ma a voi non ve n'è mai importato nulla. Non usate il mio nome e il mio corpo per chiudere le frontiere, per respingere persone che non chiedono altro che diritti e dignità. Le stesse cose che chiedo io e che l'ottavo emendamento della nostra costituzione mi nega. La vita delle donne vale quanto quella dell'essere che sta nascendo dentro di loro. Anzi, meno. Non importa se il feto è malato e i rischi di morte alla nascita sono elevati. Non importa se sei stata violentata. Tu, donna, non vali niente. Non hai voce in capitolo. Non ci interessa quello che provi, ciò che desideri. Quattordici anni di prigione. È quanto rischierei se decidessi di abortire illegalmente in Irlanda. Più di quanti ne daranno al mio stupratore. Dov'è l'umanità che sgorga a fiotti dalle vostre bocche in questi giorni, così solerti nel giudicare e nel condannare le violenze di Colonia? Ve ne avanza un pochino anche per me? Non c'è bisogno che andiate così lontano, guardatevi intorno. Le strade di Dublino sono piene di violenza. Le case degli irlandesi anche. Non affannatevi per provare empatia per le donne tedesche. Le avete anche voi le vostre vittime da santificare, sempre che ne abbiate voglia. Si chiamano Katie, Liza, Sarah. Sono la maestra di vostro figlio, la verduraia all'angolo, l'impiegata all'ufficio anagrafe. E gli stupratori si chiamano Paul, John, Willy. Sono irish fino al midollo. Bevono Guiness e Murphy's. Ascoltano gli U2 e i Pogues. E in Spagna si chiamano Pedro, José, Miguel. In Italia, Pietro, Carlo, Salvatore. Non ve ne siete mai accorti perché avete sempre chiuso gli occhi, perché vi faceva comodo non accorgervene. Perché vi siete tappati le orecchie di fronte al nostro grido di aiuto. Ebbene, sappiate che eravate e siete tuttora complici. Ma sappiate anche che non è mai troppo tardi, che potete aprire gli occhi e accompagnarci in questa lotta. Se saremo in tanti non potranno ignorarci. Se marceremo uniti saranno costretti ad ascoltarci. Basta silenzio. Basta ipocrisia. Se non per noi e per voi, fatelo per i vostri figli, per farli crescere in un mondo migliore. Fatelo per mio figlio. Quello che avrò quando ne sentirò il desiderio, con un padre che sceglierò io, non uno sconosciuto imposto dalla legge.

mercoledì 2 dicembre 2015

L&H Winter Tour 2015

Dopo un novembre tranquillo, Lejla e Hamid si rimettono in viaggio per incontrare i lettori. Sarà un dicembre ricco di appuntamenti! Camogli, Genova, Stoccarda...